Le
date che racchiudono il suo passaggio terreno parlano di una vita lunga e
di una città che l'ha visto passare in un quartiere significativo:
"la Veronetta" che non è certo una definizione di
apprezzamento. Nascita, opera apostolica e morte hanno lo stesso sfondo,
ma la sequenza delle scene è molto variegata. Nasce sotto il dominio
napoleonico da Antonio, medico chirurgo, morto pochi mesi dopo la
nascita del figlio curando concittadini e dominatori, e da Angela Adriana
Frattini.
Viene
seguito dal nonno paterno nei primi passi dei suoi studi, proseguiti
poi nel ginnasio e nel seminario diocesano veronese come studente
esterno. A diciotto anni riceve l'abito clericale e nel 1837 è
consacrato prete. Si alterna lo sfondo politico che ora è
austriaco. Dopo un periodo passato nella curia veronese e come animatore
dei giovani, nel 1845 diventa "pastore" della parrocchia
dei santi Nazario e Celso.
La
sua vita, iniziata lì con il battesimo, terminerà lì
con il suo funerale, ma il suo sguardo spazierà ben oltre questi confini.
Mente brillante e vivace, uomo colto e capace di sintesi, saprà
cogliere ogni avvenimento vicino o lontano, scorgendovi i segni di bene che
propone il nuovo cambio di governo, italiano questa volta, e gli effetti
negativi che genera. Il suo pensiero di prete si apre ad accogliere le iniziative
promosse dai santi del suo tempo in città e nel mondo: Comboni e l'Africa,
Giovanni Bosco e la sua opera, e tanti altri: legge, ascolta, riflette e
cammina per le strade molto lunghe della sua Veronetta lungo le quali si
alternano ville, una volta signorili, terreni confiscati alla parrocchia
che diventano case, casupole in legno che costellano le "Torricelle"
nelle quali c'è un flusso continuo di persone che lasciano la povertà
della montagna e della campagna in cerca di lavoro per sfamare i figli.
Il
parroco vive la fede, la speranza, la carità insieme alla povertà
della sua gente e scopre quanto sia necessaria l'umiltà. Prega, riflette,
confessa, si affida teneramente a Maria, parla, cammina per le vie della
sua gente e si apre ad una attività pastorale a tutto campo, aiutando
e sostenendo anche il cammino spirituale dei giovani seminaristi e dei preti.
E scrive. Scrive ogni suo intervento, ogni sua omelia, ogni nuova
iniziativa per portare Cristo e il Vangelo nella sua parrocchia, ogni
corso di Esercizi spirituali, ogni giornata di ritiro che si prepara a dare.
Le
strade gli parlano. Girano troppe bambine e ragazze lasciate sole
a causa del lavoro dei genitori e della mancanza della scuola pubblica
femminile. Nel suo leggere quotidiano o forse anche dalla madre, ha
imparato a conoscere S. Angela Merici
con la spiritualità e le opere che ha generato. La presenta come
modello alle giovani più mature e, da questo incontro scaturisce
un incrociarsi di ispirazioni dello Spirito che coinvolge giovani e
Parroco sfociando, nel 1856, nel primo nucleo di Sorelle a
completa disposizione di Dio e degli altri, in particolare delle giovani
che sono una preoccupazione grande per Don Agostini. Sono le Sorelle
devote di S. Angela Merici che, nel 1869, dietro invito del Vescovo
Luigi di Canossa, diventano Orsoline Figlie
di Maria Immacolata. Egli seguirà come padre questa
opera dello Spirito, indicando il cammino e segnandone la spiritualità
strettamente collegata all'opera apostolica, tenendo vivo lo stile e
l'impostazione mericiana della consacrazione femminile.
Gli
anni che avanzano non fermano il suo zelo: ci sono i confratelli del SS.
Sacramento, c'è quello che oggi si chiama "Consiglio pastorale",
ci sono le Madri cristiane e poi il tempo privilegiato nel quale proporre
con forza il suo pensiero ricorrente: la santificazione per tutti. C'è
l'avvento e c'è la quaresima; c'è il Natale
povero e gioioso e l'esultanza del giorno di Pasqua, c'è la
devozione eucaristica, quella mariana e quella dei santi.
C'è il tempo della vita come c'è quello della morte
e ci sono le tappe intermedie da vivere come chiamata alla santità,
si tratti di battesimo o di sacramenti dell'iniziazione cristiana,
di matrimonio o di vita consacrata e c'è l'obbedienza
al Vescovo che lo manda nelle parrocchie della diocesi per dare vita
alla Compagnia delle Orsoline.
Cammina
fino a pochi mesi prima della morte: negli occhi continua ad avere gli uomini
e le loro sofferenze, nel cuore Dio e il suo amore, nelle opere la sintesi
dell'amore e del dolore che è la carità. Non lascia beni materiali,
ma ciò che ha: la carità e la preghiera che formano
la via per la quale realizzare la santità.